L'amore atteso di Giuseppe Serafino
Carmen Mitrotta, senza nome 3

L'amore atteso di Giuseppe Serafino

diMariangela Ruggiu

L’amore atteso è il titolo del libro di Giuseppe Serafino, una breve raccolta di diciannove poesie incentrate sull’amore. Poche poesie per raccontare una storia d’amore, racchiudendo in ognuna i colori diversi di un amore o i colori di amori diversi.

La raccolta inizia dall’amore come momento in cui si genera e che ne racchiude l’essenza, amore che si nutre di sé, che esiste a prescindere da quello che la vita ha promesso o deluso, ma tutti ne abbiamo incontrato, almeno una volta nella vita, il battito lieve come volo di farfalla. Tutti lo abbiamo conosciuto nella relazione con la madre, che fosse felice o colorata di guerra o di rabbia, ma, nella presenza o nella mancanza, lo abbiamo incontrato e riconosciuto riflesso nel volto consueto.

A volte l’amore è accanto a noi ma non incontra corrispondenze, c’è un muto parlarsi tra gli amanti che si guardano ma, come rette parallele, non riescono ad incontrarsi. C’è amore che soffre il gelo e piega le ali fragili mentre spera che la tempesta non lo spazzi via, quando è solo il silenzio a parlare.

C’è l’amore delle occasioni mancate, dei rimorsi per il non vissuto, degli ostacoli da superare, della resa perché la fatica e la paura lo spengono. C’è l’amore di altri, di cui restano solo briciole, profumo nella solitudine, catene di promesse usurate. Ma c’è anche l’amore che splende nel tempo felice, che se quell’istante fosse eterno non finirebbe mai la primavera, l’amore dichiarato con gli occhi quando mancano le parole: “Di fiori vestita, / in un soffio leggero tra gente distratta / col vento d’estate sei tornata da me. / Immutato il sorriso, / col cuore segnato dalle tempeste del tempo / al pari del mio nell’attesa di te. / Senza più freni, ora dolce ti arrendi ai nostri giorni d’amore / per piccole mani, retaggio di ieri, / lasciandomi a sera / nell’attesa di te.”

E poi c’è l’amore finto, quello per gioco quando non c’è alternativa alla finzione, quando, consapevoli, si coltivano le illusioni celando per un attimo il freddo dei giorni e dei ricordi. Ma resta forte il desiderio di rinascere ancora e amare ancora, attraversare di nuovo il tempo per ritrovare sguardi e intese, “Malinconia e Vaghezza, un’allegria di danza” prima che il fiore sia reciso per portare bellezza altrove e lasciare spoglio il giardino della vita: “Troppo presto sei stato reciso per abbellire, / bellissimo fiore tra i molti, / i giardini di chissà quale Eden. / Più giusto mi sarebbe sembrato / che fossi lasciato qui, / bellissimo fiore tra i pochi, / a dare colore al giardino d’inverno / della nostra vita.”

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