
Il trionfo della genuinità: 'La straordinaria crociata degli innocenti'
Non poteva che essere un grande cantore della storia a mettere in luce un episodio così importante eppure trascurato, lasciato a giacere in sordina a vantaggio di eventi epocali, chissà perché, più altisonanti e incisivi. Non poteva che essere una penna come quella di Vito Molinari, appunto, la cui lunga carriera ha trovato nella capacità di raccontare ed emozionare, il viatico di una vita scandita nel mezzo televisivo, ma anche attraverso narrazioni talmente oneste da esaltarne il tono biografico, pagine che danzano fra il documentario e la cronaca, eppure sempre a beneficio dei dettami della letteratura.
Anche fra le righe de ‘La straordinaria crociata degli innocenti’ emerge tutto questo, insieme all’amore per la città di Genova, che fra i luoghi d’origine delle spedizioni descritte ha un ruolo più emblematico rispetto a Marsiglia, alla Fiandra, o alle cittadine tedesche. E ciò risulta quasi fatto ovvio, considerando la maestosità della ‘superba’ Genova, con un porto-simbolo a fare da ponte a genti e culture diverse, orgoglio dell’autore, culla del mediterraneo e città d’arte indiscutibile. Molinari, nel suo scritto, la fa diventare anche crocevia di scoperte storiche e punto di partenza e d’arrivo di un viaggio fantastico e al contempo tragico, autentica metafora di vita e dell’eterno mistero della fede. Se non fosse per alcuni risvolti particolarmente drammatici, infatti, la crociata sembrerebbe quasi una favola; una bella storia di fede e coraggio, da raccontare ai bambini per trasmettere valori e tradizioni, mediante la lettura dei fogli pergamenati, a tinte forti per colorare meglio i sognanti, e il fascino di alcune pagine. Ma l’avventura straordinaria degli erranti fa presto a tramutarsi in pura illusione, progetto infranto dalla dura realtà, dal maligno, dal vile inganno. L’autore lascia parlare diverse voci, e ognuna di esse rappresenta un mondo, una visione, un territorio, una storia, e a volte si tratta di un superstite, di una prostituta, di un giovane coraggioso, oppure di un bambino, addirittura. Tutti hanno partecipato con fervore a quella che può essere definitiva una rivoluzione gentile portata avanti con l’unica arma possibile per Cristo; ed ecco che la croce prende il posto dei fucili, e la conversione diventa strumento di persuasione per nuovi pellegrini, che infatti si unirono numerosi al corteo, strada facendo. Una crociata, quella del 1212, del tutto differente dalle precedenti, che volle imporre la forza dell’innocenza a discapito dei potenti, anche se il mare non si aprì come promesso e tante furono le perdite registrate, insieme alle delusioni, ai naufragi, agli scoramenti. Come tutti i cammini di fede, anche fuor di metafora.
Resta, però il trionfo di quelle stesse fragilità scese per strada, dei loro stessi bisogni, e perfino delle credenze. Un grande coro di voci bianche che gridavano al mondo la speranza puntata verso Gerusalemme, per raggiungere l’amato e amaro sepolcro, con la sorpresa negli occhi, la sola in grado di scacciare veramente la paura. In fondo, 'la fine di ogni cosa santa è nella gioia'. E probabilmente, pur rischiando di precipitare in un gioco di parole facile, nella gioia è anche il fine.
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